Condizioni di benessere adattivo
Considerando i parametri del comfort microclimatico secondo le recenti teorizzazioni del comfort adattivo valido per edifici naturalmente ventilati1, si può osservare come, considerando la zona giorno, le condizioni microclimatiche rientrino all’interno della zona di comfort teorica. Infatti, la dispersione dei pallini blu (coppie temperatura operativa interna/temperatura aria esterna rilevata) è interamente compresa all’interno delle linee tratteggiate più esterne che indicano i limiti della temperatura operativa massima e minima sopportabile dall’80% degli utenti standard.
condizioni di benessere adattivo nella zona giorno – mese di agosto
Benessere secondo la teoria di Fanger
Anche secondo il metodo di Fanger, recepito dalla norma UNI EN ISO 7730/20062, le condizioni microclimatiche interne all’edificio consentono il raggiungimento del comfort termico degli utenti (in questo caso è stata considerata un’attività sedentaria pari a 1.203 met e un vestiario estivo leggero variabile fra 0.5 e 0.26 clo). Dai grafici riportati, che mostrano gli indici microclimatici calcolati in tre giorni significativi di giugno, luglio e agosto, si può infatti notare come il PMV sia sempre compreso nel’intervallo -0.5¸+0.5 e il PPD sia sempre minore del 10%, così come suggerito dalla normativa.
indici di benessere PMV e PPD nella zona giorno – mese di agosto
1 Nel 2002, due
articoli di Brager e de Dear e di Humphreys e Nicols hanno introdotto
il criterio di comfort adattivo: si ritiene infatti che quando
interviene un cambiamento del microclima che causa una sensazione di discomfort,
una persona reagisce in un modo che tende a ripristinare la sensazione
di comfort, ossia si adatta alle condizioni climatiche interne all’edificio
in modo da migliorare la propria percezione di benessere sia con meccanismi
di tipo involontario sia volontario. Secondo questa teoria, la temperatura
di comfort percepita dipende strettamente dalla temperatura esterna dell’aria,
e c’è un limite di accettabilità del 90% quando la temperatura dell’ambiente
interno si discosta di ± 2.5 °C rispetto a quella teorica di comfort
2 Gli studi
condotti negli anni ’60 e ’70 dal prof. Fanger hanno portato a una equazione
semplificata del benessere che viene ricondotto a due semplici indici
di tipo statistico, detti indici di discomfort introdotti anche in Italia
dalla norma UNI EN ISO 7730/97, che sono il PMV - voto medio previsto
e il PPD - percentuale degli insoddisfatti, che si possono calcolare
in modo semplice una volta definito il tipo di attività che l’utente
sta compiendo, il suo abbigliamento e il microclima dell’ambiente dove
si trova. Il PMV indica il voto (da -3=molto freddo a +3=molto caldo)
che un campione omogeneo di persone darebbe al microclima di un determinato
ambiente quando soggetto a una certa attività; la normativa stabilisce
che si hanno condizioni di benessere qualora il voto sia compreso fra
-0.5 e +0.5. Il PPD indica invece la percentuale statistica di insoddisfatti
che ci sarebbe all’interno dello stesso campione di persone; la normativa
stabilisce che si è in condizioni di benessere qualora il PPD sia minore
del 10%, ossia si ammette implicitamente che 10 persone su 100 non siano
soddisfatte del microclima in un determinato contesto ambientale.